Consumare dolciumi per risollevarci dopo una delusione è una scusa che ormai non regge più!

Lo conferma uno studio condotto dalla Columbia University  e pubblicato sull’ American Journal of Clinical Nutrition.

I ricercatori si sono soffermati sul consumo di dolciumi nelle donne che entrano in menopausa, periodo delicatissimo  durante il quale si riscontra spesso una condizione di depressione.

Lo studio è stato condotto su 70000 donne statunitensi di età compresa tra 50 e 79 anni, le cui abitudini alimentari sono state valutate tramite l’utilizzo del diario alimentare, ed analizzate per ben tre anni.

Dallo studio é emerso che il crescente consumo di alimenti ad alto indice glicemico risulta  strettamente correlato a un aumentato rischio di sviluppare la depressione. Effetto opposto risulta invece dall’assunzione di alimenti poveri di zuccheri semplici e a basso indice glicemico

Pertanto i ricercatori sostengono che alimenti con zuccheri aggiunti e poveri di fibre favoriscono l’insorgenza della depressione piuttosto che contrastarla.

Secondo James Gangwish, ricercatore e autore della pubblicazione, “la causa di questa evidenza potrebbe essere ricondotta all’aumento dell’infiammazione, coinvolta nei processi alla base della depressione e provocata dall’elevato consumo di zuccheri aggiunti.”

Servono sicuramente ulteriori riscontri da parte della comunità scientifica, utili anche a verificare se una dieta ricca in legumi, cereali integrali, frutta e verdura possa essere utile per la prevenzione e il trattamento primario della depressione nelle donne in menopausa e soprattutto capire se questo discorso possa estendersi alla popolazione generale.

Nel frattempo cosa fare?

Innanzitutto si può agire con la prevenzione! Un dieta ricca di cereali integrali, frutta, verdura e legumi (si parlerà mica della nostra dieta Mediterraea?) anche se non previene la depressione, ci assicura una vita lunga e sana, lontana dal rischio di patologie cardiovascolari, diabete e tumori.

 

 

 

FonteHigh glycemic index diet as a risk factor for depression: analyses from the Women’s Health Initiative